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Spaces home  ***Illusione evanescente...PhotosProfileFriendsMore Tools Explore the Spaces community

***Illusione evanescente... effimera come un soffio di vento.***

“ Quotidie morimur: quotidie enim demitur aliqua pars vitae: et nunc quoque,c u m crescimus, vita decrescit.Usque ad hesternum, quicquid transit temporis, perit; hunc imsum, quem agiums, diem c u m morte dividimus.” Seneca.

Benvenuti a tutti...

So che è un blog strano ..

... ma è ciò che penso...

...cio che sono...

 

 

 

... finalmente sento il vento gelato soffiare sul volto,
cullare coi suoi sospiri una foglia solitaria
... finalmente vedo le nuvole sfrangiate scappar via,
 inseguire i buchi d'azzurro cielo,
... finalmente osservo i raggi del caldo sole far capolino 
illuminare i contorti rami degli alberi.
 
... Finalmente osservo il sopraggiungere del temporale...

 

More...
Cose Serie
Il mercante
I grandi amano le cifre
July 19

Con calma...

Il 17 giugno † ♠ The Metal Queen ♣ †
mi assegnò un premio.

Sono molto grata a questa scioccezza
perchè mi ha permesso di trovare una amica.
 
 
 

ReGoLe:

1.si deve assegnare il premio a minimo
5 bloggher (che se lo devono meritare)
2.si devono avvertire i premiati di venire a vedere
il blog per ritirare il premio
3.scrivete qual è il tema per cui avete scelto
quel blog(se volete)
4.i bloggher che ricevono il premio devono
creare un intervento dove copiare
l'attestato,le regole e nominare altri
5 bloggher
 
Io 5 bloggher non li ho trovati, quindi premio:
 
 
 
 
Cupy.. perchè scrive in maniera straordinaria..
Andate a leggervi tutto il suo blog, è stupendo
 
Slayer Nymphetamine perchè
sono sicura apprezzerà questo premio
come altri non farebbero.
E poi perchè mette tutti i suoi sentimenti
e ciò che pensa
nei bei testi che scrive.
 
Tenebra..
Non lo so bene..
Perchè è se stessa?
 
 
 
 
Buona giornata a tutti.
 
 
July 16

Run for a fall. Epica

Do not use the past as an alibi
For all of your deficiencies always standing by
Face your negligence, do not fool yourself
Shortcomings will soon appear
For weakness shows itself

Blind from your success and all of the excess
Deaf from the praise you had

Don’t cry out of self pity in forcing your way through
For I will not be vulnerable to slander made by you

In a misty veil, misplaced
Where castles in the air will be no longer seen
As something out of reach
In time the dream will be erased
So many things will never be the way they seemed
And pride will have it’s fall at last

Her eyes fell while the shame was written on her face
When she realised that her failures
could never be undone again

You did not notice the manipulated hand
That overshadowed your thoughts all those years
That made you insecure
You did not notice the ancient shifting sand
That pulls you down into an everlasting sham
You will never be able to fight
Never be able to hide
Run for a fall, you’d better run
 
 
 

 


 Non usate il passato come un alibi

Per tutte le vostre mancanze che sono sempre là

Affrontate le vostre negligenze, non prendetevi in giro,

gli errori appariranno subito

perché la debolezza rivela sé stessa.

Accecati dal vostro successo e da tutto l’eccesso

Sordi a causa delle lodi ricevute

Non urlate per l’auto commiserazione mentre vi sforzate di venirne fuori

Perché no sarò vulnerabile alle vostre calunnie

In un velo di nebbia, disorientati

Dove i castelli in aria non sono più visti

Come qualcosa d’irrangiungibile

Al momento giusto il sogno verrà cancellato

Molte cose non saranno più come apparivano

E l’orgoglio conoscerà la sua fine.

I suoi occhi si abbassarrono mentre la vergogna era scritta sul suo viso

Quando comprese che le sue mancanze

Non avrebbero potuto essere riparate.

Non avete visto la mano manipolatrice

Che ha oscurato i vostri pensieri per tutti questi anni

Che vi ha reso insicuri

Non avete visto le antiche sabbie mobili

Che vi spingono in un’eterna mistificazione

Non sarete mai in grado di combattere

Mai in grado di nascondervi

Correte a perdifiato, fareste meglio a correre.

July 15

Angeli e Demoni ( the eternal night directory)

 
Angeli                              
                                           Demoni
Bene                                                            
                                                                  Male
Un 'equilibrio senza fine..
 
Non possono esistere solo gli  Angeli...
 
Il girotondo infinito intorno alla terra si annullerebbe.
 
Non possono esistere solo i Demoni...
 
L'universo nello stesso modo in cui nacque si ritirerebbe..
 
 
 
L'armonia del cosmo ...
...non è una sola cosa.
 
Ma opposte entità millenarie  fuse irrimediabilmente insieme.

tidalbydjsmalleyit4pw7

 
July 14

Alice e lo stregatto (Italiano, traduzione di Aldo Busi)

…quando si arrestò un po’ stupita nel vedere lo Stregato seduto sul ramo di un albero pochi metri più in là.

 

Il gatto, vedendola, si limitò a sogghignare. “Sembra una buona pasta” pensò Alice; ma aveva le unghie molto

 

lunghe e tantissimi denti, e lei ritenne opportuno trattarlo con ogni riguardo. “Gattino del Cheshire,” cominciò un

 

po’ impacciata, perché non sapeva se avrebbe gradito il nome: il gatto si limitò a allargare il suo sogghigno.

 

 “Per ora tutto liscio,” pensò  Alice e proseguì: “ Mi dici, per piacere, che strada devo prendere?”

 

“Dipende più che altro da dove vuoi andare,” disse lo Stregatto.

 

“Non m’interessa tanto dove..” disse Alice.

 

“Allora una strada vale l’altra,” disse lo Stregatto.

 

“...basta che arrivi da qualche parte,” soggiunse Alice a mo’ di chiarimento.

 

“Oh, questo è garantito al limone,” disse lo Stregatto, “basta ch’emetti un piede dopo l’altro e ti fermi in tempo.”

 

Alice dovette ammettere che questa era la sacrosanta verità, perciò provò a fare un’altra domanda. “Che razza di

 

gente abita da queste parti?”

 

“Da quella parte,” disse lo Stregatto agitando la zampa destra, “ abita un Cappellaio e da quest’altra” Agitando

 

 l’altra zampa, “abita una Lepre marzolina. Va’ pure da chi ti pare: sono matti tutte e due.”

 

“Ma io non voglio andare fra i matti,” osservò Alice.

 

“Oh, non puoi evitarlo,” disse il Gatto,”noi qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.”

 

“Come fai a sapere che sono matta?” disse Alice

 

“Per forza che lo sei,”Disse il gatto “ altrimenti non saresti venuta qui.”

 

A Alice questo non parve affatto un argomento probante, tuttavia non ribatté e disse: “E come fai a sapere che tu

 

sei matto?”

 

“ Tanto per cominciare,” disse il gatto, “ i cani non sono matti. Sei d’accordo?”

 

“Bo’, sì” disse Alice.

 

“Bene,” riprese lo Stregatto, “come saprai un cane quando è arrabbiato ringhia e quando è contento muove la

 

coda . Io, invece, ringhio quando sono contento e muovo la coda quando sono arrabbiato. Perciò sono matto.”

 

“A casa mia questo si chiama fare le fusa, mica ringhiare,” disse Alice.

 

“Chiamalo come ti pare,” disse il Gatto. “ Vai a giocare a croquet con la Regina oggi?”

 

“Magari!” disse Alice, “ ma ancora non sono stata invitata.”

 

“Allora ci vediamo là,” disse il Gatto, e svanì.

 

Alice non se ne stupì granché, abituata com’era ormai a ogni sorta di stranezze. Mentre stava ancora fissando il

 

ramo rimasto vuoti, il Gatto improvvisamente ricomparve.

 

“ A proposito, che ne è stato del Frugolino?” disse il Gatto.”Quasi dimenticavo di chiedertelo.”

 

“Si è trasformato in un porco,” disse a Alice tranquillamente, come se il felino fosse ritornato in modo normale.

 

“tipico dei maschi” disse il Gatto, e svanì di nuovo.

 

Alice non si mosse, quasi si aspettasse di vederlo comparire di nuovo, ma ciò non accadde, e dopo qualche minuto

 

si incamminò nella direzione dove avrebbe dovuto abitare la Lepre Marzolina. “Di cappellai ne ho già visti altri,”

 

si disse, “ molto più interessante la Lepre Marzolina e, chissà, visto che siamo in maggio, forse non sarò proprio

 

scatenata…. Almeno non come a marzo.” E così dicendo alzò lo sguardo e ecco il solito Gatto, seduto su un altro

 

 ramo.

 

“Hai detto “porco” o “orco” ?” disse il Gatto.

 

“Ho detto “porco””rispose Alice,”E vorrei tanto che non continuassi a apparire e a scomparire, mi stai tirando

 

 scema!”

 

“D’accordo,” disse il Gatto, e stavolta svanì molto lentamente, cominciando dalla punta della cosa per finire con

 

 il sogghigno, che rimase ancora per qualche istante dopo che il resto non c’era più.

 

“Che roba! Ne ho visti di gatti senza sogghigno,” pensò alice,” ma un sogghigno senza gatto! È la cosa più da

 

svaniti che abbia mai visto in vita mia!”

 

 

…when she was a little startled by seeing the Cheshire Cat sitting on a bough of a tree a few yards off.
 The Cat only grinned when it saw Alice. It looked good-natured, she thought: still it had VERY long claws and a 
great many teeth, so she felt that it ought to be treated with respect.
 'Cheshire Puss,' she began, rather timidly, as she did not at all know whether it would like the name: however, it 
only grinned a little wider. 'Come, it's pleased so far,' thought Alice, and she went on. 'Would you tell me, please, 
which way I ought to go from here?'
 'That depends a good deal on where you want to get to,' said the Cat.
 I don't much care where--' said Alice.
 Then it doesn't matter which way you go,' said the Cat.
 --so long as I get SOMEWHERE,' Alice added as an explanation.
 Oh, you're sure to do that,' said the Cat, 'if you only walk long enough.'
 Alice felt that this could not be denied, so she tried another question. 'What sort of people live about here?'
 'In THAT direction,' the Cat said, waving its right paw round, 'lives a Hatter: and in THAT direction,' waving 
the other paw, 'lives a March Hare. Visit either you like: they're both mad.'
'But I don't want to go among mad people,' Alice remarked. 
'Oh, you can't help that,' said the Cat: 'we're all mad here. I'm mad. You're mad.'
'How do you know I'm mad?' said Alice. 
'You must be,' said the Cat, 'or you wouldn't have come here.'
Alice didn't think that proved it at all; however, she went on 'And how do you know that you're mad?' 
'To begin with,' said the Cat, 'a dog's not mad. You grant that?'
'I suppose so,' said Alice. 
'Well, then,' the Cat went on, 'you see, a dog growls when it's angry, and wags its tail when it's pleased. Now I 
growl when I'm pleased, and wag my tail when I'm angry. Therefore I'm mad.'
'I call it purring, not growling,' said Alice.
 Call it what you like,' said the Cat. 'Do you play croquet with the Queen to-day?'
 I should like it very much,' said Alice, 'but I haven't been invited yet.'
 'You'll see me there,' said the Cat, and vanished.
Alice was not much surprised at this, she was getting so used to queer things happening. While she was looking at 
the place where it had been, it suddenly appeared again.
 By-the-bye, what became of the baby?' said the Cat. 'I'd nearly forgotten to ask.'
 It turned into a pig,' Alice quietly said, just as if it had come back in a natural way.
 I thought it would,' said the Cat, and vanished again.
 Alice waited a little, half expecting to see it again, but it did not appear, and after a minute or
 two she walked on in the direction in which the March Hare was said to live. 'I've seen hatters before,'
 she said to herself; 'the March Hare will be much the most interesting, and perhaps as this is May it won't be
 raving mad--at least not so mad as it was in March.' As she said this, she looked up, and there was the 
Cat again, sitting on a branch of a tree.
'Did you say pig, or fig?' said the Cat.
'I said pig,' replied Alice; 'and I wish you wouldn't keep appearing and vanishing so suddenly: you make one quite 
giddy.'
 All right,' said the Cat; and this time it vanished quite slowly, beginning with the end of the tail, and ending with 
the grin, which remained some time after the rest of it had gone.
Well! I've often seen a cat without a grin,' thought Alice; 'but a grin without a cat! It's the most curious thing 
I ever saw in my life!'
 

 

July 13

ultimo (Forse) Intervento Sul Piccolo Principe

 
In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino…"
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe " Sono così triste"
 "Non posso giocare con te" disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a
centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me.
Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi,
 noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .
Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano.
E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri.
 Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica.
E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano?
Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla.
E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe.
" gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte.
 Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba.
Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi.
Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice.
Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi;
scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando,
io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore.
C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio.
 Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi
i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male,
ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno.
Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi.
Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli,
ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei